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  • diffamazione e privacy come tutelarsi

    diffamazione e privacy come tutelarsi

    diffamazione e privacy come tutelarsi

    Il principio del ne bis in idem tra sanzioni amministrative in materia di trattamento dei dati personali non si applica. di Fulvio sarzana di S.Ippolito, Avvocato in Roma Inoltre sono infondate la questione di legittimità costituzionale relativa all’introduzione normativa per via di urgenza di alcune fattispecie amministrative previste dal previgente codice privacy e quella relativa alla stessa rilevanza costituzionale del principio del ne bis in idem in materia di sanzioni amministrative. E’ questo il succo di una ordinanza di rigetto ( che contiene anche altri importanti conclusioni) molto articolata della Suprema Corte di Cassazione in materia di privacy dei primi di settembre 2020. La Corte ha accolto i ricorsi incidentali del Garante per la protezione dei dati personali italiano rigettando il ricorso principale di un operatore del settore postale e di telemarketing. Particolarmente interessanti le argomentazioni adottate dalla Corte per negare la rilevanza e la manifesta fondatezza delle due questioni di costituzionalità relative al Codice Privacy. In particolare la Corte ha ritenuto sotto il profilo della necessità ed urgenza di una normativa sanzionatoria in materia di illeciti da trattamento dei dati personali che gli “inasprimenti sanzionatori che riguardavano la disciplina del trattamento di dati personali in contesti di abuso di banche dati a fini di promozione commerciale e di telemarketing si presentavano come necessari, proprio in ragione della condizione di oligopolio di alcune aziende nella raccolta e nel trattamento, senza consenso degli interessati, di dati acquisiti presso archivi pubblici o di pubblico dominio”. Sanzioni privacy no al ne bis in idem
  • trattamento illecito di dati su larga scala

    trattamento illecito di dati su larga scala

    trattamento illecito di dati su larga scala, accesso abusivo a sistema informatico e illecita diffusione di dati personali

    Il GDPR in Italia: la prima volta del trattamento illecito di dati su larga scala. Le cronache di questi giorni ci raccontano di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma avente ad oggetto un traffico di dati di clienti delle compagnie telefoniche. Tra le altre fattispecie criminose contestate, che sarebbero l’ accesso abusivo a sistema informatico, e la detenzione abusiva e diffusione di codici di accesso vi è anche, a quanto sembra per la prima volta in Italia, anche l’articolo 167-bis del Codice privacy che ha introdotto un nuovo tipo di reato: la comunicazione e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala.
  • Reati contro il patrimonio truffa e appropriazione indebita

    Reati contro il patrimonio truffa e appropriazione indebita

    avvocato di studio legale Roma Cassazione su appropriazione indebita

    avvocato di studio legale Roma Cassazione su appropriazione indebita E’ reato portare via file aziendali? La Suprema Corte, II sezione, Presidente di Cassazione, ha pubblicato, a metà aprile, una sentenza in materia di documenti informatici intesi come patrimonio aziendale. L’avvocato cassazionista dell’imputato aveva sollecitato l’assoluzione dai reati. Il Supremo Collegio si è interrogato se la sottrazione di file da parte di un dipendente possa o meno configurare un’ipotesi di appropriazione indebita, o un’ipotesi di accesso abusivo (art. 615 ter c.p.), ovvero danneggiamento di sistemi informatici (artt. 635 e segg. c.p.). La Cassazione ha risposto positivamente. Come è noto il reato di appropriazione indebita è previsto dall’art. 646 del Codice penale e punisce chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o di una cosa mobile altrui, della quale abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. L’accesso abusivo a sistema informatico è il reato p. e p. dall’art. 615-ter c.p. che sancisce, al primo comma: “chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo è punito con la reclusione fino a tre anni”. Il Danneggiamento dì sistemi informatici o telematici è previsto dall’art 635 quater, e prevede che “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante le condotte di cui all’articolo 635-bis, ovvero attraverso l’introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se il fatto è commesso con violenza alla persona o con minaccia ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.” www.lidis.it
  • Come tutelare la reputazione on line

    Come tutelare la reputazione on line

    proteggi la tua reputazione on line

    www.lidis.it La reputazione on line come tutelare il Diritto all’oblio e cancellare contenuti. L’avvocato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, dello Studio legale di Roma, Sarzana e Associati, spiega come scrivere una corretta diffida per cancellare contenuti. E’ necessario specificare nella diffida che “I dati personali di cui alla predetta vicenda vengono tutt’ora indicizzati dai motori di ricerca nonostante il notevole lasso di tempo trascorso Di conseguenza il Sig ha diritto a vedersi riconosciuto il c.d. diritto all’oblio , “e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati”. In particolare l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, quando a) i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati. La reputazione on line come tutelare il Diritto all’oblio e cancellare contenuti Se si continuasse a lasciare in rete tale contenuti si otterrebbe un’illecita lesione del diritto alla riservatezza, mancando la concreta proporzionalità tra la causa di giustificazione (il diritto di informare) e la lesione del diritto antagonista, ovvero il diritto all’oblìo.
  • l'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito su reati informatici

    l'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito su reati informatici

    l'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito su reati informatici

    L'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito spiega dunque la genesi e l'applicazione dei reati informatici Vengono definiti reati informatici e in pratica non sono altro che crimini commessi grazie all’utilizzo di tecnologie informatiche o telematiche. Un catalogo che abbraccia il furto di milioni di euro come quello d’identità, passando per il danneggiamento di dati e programmi. L’esigenza di punire questi reati è emersa alla fine degli anni Ottanta, quando è iniziata la migrazione sulle reti telematiche della maggior parte delle nostre attività lavorative e sociali. Oggi su Internet facciamo shopping, parliamo con gli amici, controlliamo i nostri conti, paghiamo le bollette. Insomma, quasi tutto. Da qui l’esigenza di una tutela ad hoc. In Italia, la prima vera normativa contro i cyber crime è stata la legge 547 del 1993 (“Modificazioni ed integrazioni alle norme del Codice Penale e del codice di procedura procedura penale in tema di criminalità informatica”) che ha modificato e integrato le norme del codice penale e del codice di procedura penale relative alla criminalità informatica. L'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito spiega dunque nel dettaglio la genesi e l'applicazione dei reati informatici

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