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08Maggio

Reati contro il patrimonio truffa e appropriazione indebita

avvocato di studio legale Roma Cassazione su appropriazione indebita

Reati contro il patrimonio truffa e appropriazione indebita
avvocato di studio legale Roma Cassazione su appropriazione indebita E’ reato portare via file aziendali? La Suprema Corte, II sezione, Presidente di Cassazione, ha pubblicato, a metà aprile, una sentenza in materia di documenti informatici intesi come patrimonio aziendale. L’avvocato cassazionista dell’imputato aveva sollecitato l’assoluzione dai reati. Il Supremo Collegio si è interrogato se la sottrazione di file da parte di un dipendente possa o meno configurare un’ipotesi di appropriazione indebita, o un’ipotesi di accesso abusivo (art. 615 ter c.p.), ovvero danneggiamento di sistemi informatici (artt. 635 e segg. c.p.). La Cassazione ha risposto positivamente. Come è noto il reato di appropriazione indebita è previsto dall’art. 646 del Codice penale e punisce chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o di una cosa mobile altrui, della quale abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. L’accesso abusivo a sistema informatico è il reato p. e p. dall’art. 615-ter c.p. che sancisce, al primo comma: “chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo è punito con la reclusione fino a tre anni”. Il Danneggiamento dì sistemi informatici o telematici è previsto dall’art 635 quater, e prevede che “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante le condotte di cui all’articolo 635-bis, ovvero attraverso l’introduzione o la trasmissione di dati, informazioni o programmi, distrugge, danneggia, rende, in tutto o in parte, inservibili sistemi informatici o telematici altrui o ne ostacola gravemente il funzionamento è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se il fatto è commesso con violenza alla persona o con minaccia ovvero con abuso della qualità di operatore del sistema, la pena è aumentata.” www.lidis.it

Pubblicato in Reati contro il patrimonio,truffa e appropriazione indebita

06Aprile

Come tutelare la reputazione on line

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Come tutelare la reputazione on line
www.lidis.it La reputazione on line come tutelare il Diritto all’oblio e cancellare contenuti. L’avvocato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, dello Studio legale di Roma, Sarzana e Associati, spiega come scrivere una corretta diffida per cancellare contenuti. E’ necessario specificare nella diffida che “I dati personali di cui alla predetta vicenda vengono tutt’ora indicizzati dai motori di ricerca nonostante il notevole lasso di tempo trascorso Di conseguenza il Sig ha diritto a vedersi riconosciuto il c.d. diritto all’oblio , “e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati”. In particolare l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, quando a) i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati. La reputazione on line come tutelare il Diritto all’oblio e cancellare contenuti Se si continuasse a lasciare in rete tale contenuti si otterrebbe un’illecita lesione del diritto alla riservatezza, mancando la concreta proporzionalità tra la causa di giustificazione (il diritto di informare) e la lesione del diritto antagonista, ovvero il diritto all’oblìo.

Pubblicato in Reati Informatici, Diffamazione via Internet, Pedopornografia online

03Agosto

l'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito su reati informatici

l'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito su reati informatici

l'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito su reati informatici
L'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito spiega dunque la genesi e l'applicazione dei reati informatici Vengono definiti reati informatici e in pratica non sono altro che crimini commessi grazie all’utilizzo di tecnologie informatiche o telematiche. Un catalogo che abbraccia il furto di milioni di euro come quello d’identità, passando per il danneggiamento di dati e programmi. L’esigenza di punire questi reati è emersa alla fine degli anni Ottanta, quando è iniziata la migrazione sulle reti telematiche della maggior parte delle nostre attività lavorative e sociali. Oggi su Internet facciamo shopping, parliamo con gli amici, controlliamo i nostri conti, paghiamo le bollette. Insomma, quasi tutto. Da qui l’esigenza di una tutela ad hoc. In Italia, la prima vera normativa contro i cyber crime è stata la legge 547 del 1993 (“Modificazioni ed integrazioni alle norme del Codice Penale e del codice di procedura procedura penale in tema di criminalità informatica”) che ha modificato e integrato le norme del codice penale e del codice di procedura penale relative alla criminalità informatica. L'Avvocato Fulvio Sarzana di Sant'ippolito spiega dunque nel dettaglio la genesi e l'applicazione dei reati informatici
24Luglio

L'avvocato fulvio sarzana di Sant'ippolito su Cassazione

L'avvocato fulvio sarzana di Sant'ippolito su Cassazione

L'avvocato fulvio sarzana di Sant'ippolito su Cassazione
Commento dell'avvocato fulvio sarzana di sant'ippolito sul reato di diffamazione. Lo stato d’ira palesato via email a più persone da parte di colui che non riceve un pagamento promesso non è punibile operando la scriminante prevista dall’art 599, 2 comma del codice penale a mente del quale ” Non è punibile chi ha commesso alcuno dei fatti preveduti dall’articolo 595 ( che punisce la diffamazione n.d.r.) nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso”. Tanto più quando questo stato d’ira sia alimentato da commenti di altri utenti sui social network a causa dei mancati adempimenti da parte del debitore. E’ quanto ha stabilito la Cassazione in una sentenza emessa in sede penale a metà agosto del 2018. Il Supremo Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile che contestava l’assoluzione nei due gradi di giudizio di un soggetto che aveva inviato una mail ingiuriosa a più destinatari per via di un mancato pagamento di fatture. In particolare la vicenda traeva origine da una sentenza del Tribunale di Torino che confermava a sua volta la sentenza del Giudice di Pace della città transalpina, con la quale l’imputato era stato assolto dal reato ex art. 595 c.p., con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, ritenendo operante l’esimente della provocazione di cui all’art. 599, comma 2, c.p. L'avvocato fulvio sarzana di sant'ippolito su Cassazione analizza dunque i precedenti della Suprema Corte

Pubblicato in Novità legislative e giurisprudenziali

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